Latte di Ventimiglia
Latte è una frazione di Ventimiglia sulla strada verso il confine francese di Ponte San Luigi, presso la foce del Rio Ruasso, oggi chiamato Rio Latte, sulla piana alluvionale dovuta ai depositi lasciati dal Torrente Bevera, che quivi sfociava in Era preistorica. Anticamente conosciuta come loco San Bartolomeo, per la presenza dell’omonima chiesa, iniziò a chiamarsi Latte fin dal XII secolo.
Per la mitezza del clima e l’amenità del territorio, fin dall’antichità è stata sede di splendide ville nobiliari. Nel 56 d.C. vi costruiva una villa Giulia Procilla, madre di Gneo Giulio Agricola, Questore in Asia e Governatore della Britannia, che quivi veniva ferocemente assassinata dagli Otoniani in lotta con Vitellio, nel 69 d.C. l’"anno dei quattro imperatori".
Nel 1328, alcune congreghe di pastori di Tenda e Briga erigevano, quasi sulla spiaggia, una chiesetta dedicata a Sant’Anna, presso la quale portavano a svernare le greggi, condotte attraverso la Val Bevera, ma soprattutto vi conducevano in pellegrinaggio le loro consorti in attesa del parto. La chiesetta verrà ristrutturata nel 1677, dal canonico Roberto Galleano. Dal 1870, dalla spiaggia antistante la chiesa iniziarono ad asportare grande quantità di ghiaia per la costruzione ed i riempimenti dei muri di contenimento della ferrovia che conduceva in Francia, compromettendone la stabilità che verrà meno nel 1922, quando la spiaggia viene spazzata via da un'imponente mareggiata. Nel 1351, Carlo Grimaldi, Signore di Monaco, sistemava con mura a secco tutti i suoi possedimenti da Latte fino ai Balzi Rossi, per metterli a coltura, contando sull’acqua dei precipitosi torrenti presenti.
Dal Cinquecento in poi, i nobili ventimigliesi non mancavano di raggiungere le loro ville in Latte, per trascorrervi la villeggiatura estiva. Nel 1567, Carlo Grimaldi, vescovo della Diocesi di Ventimiglia, ingrandiva la mensa vescovile con l’acquisto di un terreno in Latte, dove faceva costruire una torre fortificata. Ristrutturata dal vescovo Mascardi, nel 1712, verrà usata come sede di villeggiatura vescovile.
Nel 1629, il vescovo Gandolfo noleggiava un leudo per portare sul mercato di Nizza una cospicua quantità di vino Moscatello, prodotta nelle vigne vescovili di Piemattone, a ridosso di Latte, dove ancor oggi si produce un ottimo Rossese ed un gustoso Varlentin.
Nel Settecento, i poderi di Latte erano assai noti per essere l’habitat della "Bignata", una qualità di limoni dai frutti a pelle liscia, fine e gustosissima, che venivano esportati in tutta Europa, imbarcandoli nel porto di Mentone. Quando la produzione di agrumi non era più praticabile a causa delle ricorrenti gelate, nel 1881, nel suo podere di Latte, il maresciallo Antonio Carcassola di Gallarate introduceva la coltivazione industriale dei fiori, producendo rose e garofani.
Nel marzo del 1912, avevano inizio i lavori per costruire l’ampio "Ricovero per anziani", nella vasta proprietà Chiappori. La Casa di Riposo venne costruita e mantenuta per molto tempo coi frutti del cospicuo lascito elargito dal benemerito ventimigliese comm. Ernesto Chiappori.
Dal 1974, il paesaggio e la gente di Latte fanno parte di molte trame nella produzione letteraria di Nico Orengo, il quale trascorse nel Ponente del territorio ventimigliese tutta la sua fanciullezza ed al quale è ancora molto legato, in un’attenta salvaguardia dalle speculazioni gratuite.




